Riuscire a disinnescare i pensieri negativi è possibile? Molte persone, comprese quelle che vengono nel mio studio mi chiedono di spiegargli come fare per non pensare. Quando gli dico che

il pensiero è una conquista evolutiva, mi rispondono che in quel modo per loro non lo è, che i pensieri che fanno sono intrusivi, catastrofici e ansiosi, a quel punto gli dico che hanno appena fatto la loro prima conquista ed io ho compiuto il primo passo terapeutico.

 

Pensare di non pensare, equivale semplicemente a pensare. Se io vi chiedessi, ora, di non pensare a una tigre bianca ci riuscireste? Dovrete fare sicuramente un grosso sforzo per riuscirvi e non mancherà il momento in cui la vostra mente si rivolgerà a una tigre bianca.

Quando i pensieri ci ossessionano, la nostra vita può divenire piuttosto complicata, le giornate trascorrono attuando sempre lo stesso copione e tutte le altre cose diventano di sottofondo, come se non ci fossero, con l’unica costante ripetitiva del pensiero che ci tormenta.

Ma allora, come posso disinnescare i pensieri negativi?

I pensieri derivano da strutture neocorticali molto complesse ma non sono li come bagaglio ereditario, come qualcosa che si genera di default, piuttosto sono il risultato di processi metacognitivi che fanno in modo che il risultato sia sempre lo stesso.

Le nostre credenze sul mondo è data da molteplici fattori, biologici, educativi, esperenziali, il risultato di tutto ciò ci conduce ad uno stile di coping (reazione alle vicissitudini della vita) che può, ad un certo punto, dimostrarsi anche disfunzionale.

Il mondo che vediamo è ciò che ci appare, per come ce lo rappresentiamo ogni volta che mettiamo in atto il solito processo di pensiero. Cambiare il modo in cui penso è il modo in cui riesco a cambiare le mie credenze e di conseguenza anche i miei stessi pensieri!

Come ho detto più volte, il cambiamento può avvenire attraverso due fronti, cambiando le nostre reazioni alle situazioni o cambiando il nostro modo di gestire i nostri pensieri a monte di un comportamento. In tutti e due i casi, la “ristrutturazione” della nostra visione di realtà cambierà drasticamente.

Gestire un pensiero intrusivo non significa spostare l’attenzione, piuttosto presuppone che io lo veda come tale, ossia come un pensiero e basta. Quando ai miei pazienti faccio presente che il loro malessere sta più nel pensiero di un evento che non nell’evento stesso, si rendono conto che dietro a quel pensiero c’è un processo che li ha portati a quello stato e che anche riconoscendo l’irrazionalità della loro preoccupazione l’emozione la fa da padrona. Imparare a gestire i pensieri equivale a disinnescare quelli disfunzionali, prendendoci la giusta distanza riusciremo via via a vederli come pensieri e basta e no come fatti.

Le nostre credenze e rappresentazioni del mondo possono essere modificate se prima siamo disposti a cambiare noi.

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