Ti ricordi quando sei stato bambino? A questa domanda moltissime persone rispondono ovviamente di si, ma non tutti ricordano questo periodo della propria vita, anche se l’infanzia, dovrebbe essere il periodo più spensierato. Quando eravamo bambini la nostra concezione del quotidiano delle esperienze delle relazioni con i nostri genitori si poggiava su quanto le nostre emozioni ci restituivano come esperienza del momento. Apprendere cose come camminare, mangiare, colorare, parlare sono apparentemente banali e scontate, ma non per un bambino! Ci restituivano delle emozioni.

Ricordate quando avete imparato ad andare in bicicletta? E quando vi sono state tolte le rotelle dalla bici? Probabilmente no, a meno che non sia stata un’esperienza particolarmente forte tanto da avere ancora il ricordo bello fresco in mente. Eppure sapete andare in bicicletta no? Sapete camminare, parlare, scrivere, colorare! E da dove arrivano queste capacità? Dalla nostra infanzia, dal nostro percorso evolutivo. Abbiamo appreso cose apparentemente facili ma non per un bambino. Abbiamo faticato, siamo caduti, ci siamo rialzati per apprendere e per immagazzinare il tutto, ed oggi ce lo ritroviamo. Oggi se dovete andare in bicicletta pensate ancora a dove mettere i piedi, a come muoverli sui pedali? Credo proprio di no.

Tutto ciò non è solamente vero per gli apprendimenti “meccanici”, ma anche per quelli emotivi.

Ricordate quando avete sentito per la prima volta di voler bene a vostra madre o a vostro padre? No giusto? Eravate troppo piccoli eppure qualcosa è successo, qualcosa dentro di voi è scattato e il sentimento ha cominciato a manifestarsi attraverso l’interazione con loro, attraverso gli abbracci, le carezze, i baci, le coccole, gli sguardi. Gli affetti e l’amore nasce quasi spontaneamente, attraverso quei piccoli o grandi segnali che ad un certo punto arrivano a toccarci il cuore, l’animo, fino ad innamorarci di una persona e desiderare di starci affianco.

L’educazione di un bambino non è cosa semplice, tutt’altro, ed attraverso la stessa si possono a volte commettere dei piccoli “errori”, quelli che possono essere fatti nelle migliori intenzioni del mondo, ma che purtroppo possono anche sfociare in reiterati atteggiamenti che costringono il bambino a rifugiarsi in un mondo “tutto suo”.

Attenzione non vi spaventate su quest’ultima affermazione, viversi un mondo “fantastico” per un bambino è del tutto normale, così come parlare da soli lo è! A volte però la realtà diventa angosciante e allora si costruiscono delle alternative più sopportabili.

Lo stile affettivo è lo strumento di comunicazione più efficace tra una mamma ed un bambino,  non c’è niente di meglio che una comunicazione affettiva per facilitare una sana crescita nel bambino. Lo sviluppo emotivo del bambino dipende da come una sana relazione madre bambino, padre bambino si viene ad instaurare.

Sapete riconoscere, oggi, le emozioni di vostro figlio? Sapete riconoscervi nelle loro interazioni con il mondo, con voi, con gli altri, con il gioco, sapete tollerare gli stati d’animo di fronte alle loro richieste?

Quando cresciamo apprendiamo molte cose, sia meccaniche che emotive, le emozioni di base si sfaccettano in diverse esperienze emotive, contribuendo alla costruzione della nostra personalità, attraverso una modulazione delle emozioni di fronte alle esperienze di vita, in una reciproca interazione infinita.

C’è un modo di dire “siamo ciò che mangiamo” è vero se pensiamo a come il cibo abbia una ripercussione sul nostro stato fisiologico, ma siamo anche ciò che proviamo oserei dire, attraverso le emozioni regoliamo la nostra esperienza di vita con gli altri, con il mondo, con noi stessi… Rifletteteci.

A presto.

Morris